NISCEMI SOTTO ASSEDIO : TRA FRANE ANNUNCIATE E IL MUOS, LA POLITICA HA CONDANNATO LA SICILIA
di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno
Niscemi non è solo un piccolo comune del cuore della Sicilia, ma è la cartina di tornasole di un modello politico-amministrativo che da decenni sacrifica territori, comunità e ambiente sull’altare di interessi estranei. La storia recente e quella più antica del paese sembrano intrecciarsi in un disegno di incuria, omissione e complicità istituzionale che non può essere liquidato come semplice fatalità.
Il primo segnale della fragilità del territorio risale al 1790, quando una frana di dimensioni eccezionali modificò in modo permanente la morfologia del territorio. Nessuna vittima, per fortuna, ma un monito chiaro, ossia che Niscemi è costruita su un terreno instabile e la politica di allora – come quella di oggi – promise interventi strutturali che non furono mai realizzati.
I dreni, i sistemi fognari, le delocalizzazioni restarono solo parole scritte su carta, una negligenza che oggi appare dolosa, se si considera l’inevitabile escalation di eventi successivi. L’attenzione nazionale sul comune si intensificò poco più di un decennio fa con la costruzione del Muos, la stazione radar della Marina militare statunitense.

Non un’opera qualsiasi, ma una delle installazioni militari più sofisticate del pianeta, collocata all’interno della Riserva naturale orientata della Sughereta, area di straordinario valore ambientale e botanico. Nonostante i comitati scientifici, le associazioni ambientaliste e una parte significativa della popolazione locale si opponesse, le istituzioni hanno forzato autorizzazioni e valutazioni di impatto ambientale, trasformando la riserva in un avamposto militare.
Un paradosso giuridico e morale: la sicurezza internazionale a scapito della salute dei cittadini, violando apertamente l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale. Oggi, la frana che ha isolato Niscemi non è più solo una tragedia naturale, perché rappresenta la punta dell’iceberg di decenni di incuria e disinteresse politico.
Strade interrotte, abitazioni minacciate, collegamenti bloccati, la cronaca quotidiana diventa il teatrino dell’emergenza, mentre le vere cause vengono seppellite sotto la retorica della fatalità.
Infatti, la Sicilia è una delle regioni più esposte al rischio idrogeologico, lo sanno da decenni università, istituzioni e associazioni locali, lo sanno soprattutto i politici, i quali hanno scelto di ignorare studi, piani di assetto idrogeologico e rapporti tecnici, preferendo la visibilità momentanea a un reale piano di prevenzione.
Il collasso di Niscemi non nasce dal nulla, ma è il frutto di anni di gestione dissennata, con versanti instabili mai consolidati, strade senza drenaggi adeguati, disboscamento selvaggio, manutenzione assente, fondi europei sprecati o mal gestiti.
Ogni frana, ogni smottamento, è il risultato diretto di una politica franosa, incapace di pianificazione, che considera l’emergenza una strategia di gestione ordinaria.
Ogni passerella di politici in cerca di visibilità, ogni dichiarazione indignata, non è altro che sciacallaggio sulla sofferenza altrui.
Il legame tra Muos e frana è emblematico, perché in entrambi i casi, il territorio viene piegato, prima a logiche militari, oggi a logiche di inerzia e omissione, senza alcun coinvolgimento della comunità, alcuna visione a lungo termine.
Nel primo caso, un ecosistema trasformato in base radar e nel secondo, un paese isolato e impotente, vittima di scelte politiche ordinarie.
I niscemesi oggi chiedono non solo interventi urgenti, ma verità e trasparenza, chiedono che la Sicilia non sia più considerata terra di conquista o laboratorio di emergenze perpetue.
La frana che ha isolato Niscemi è anche una frana morale e politica, che smaschera decenni di incuria, responsabilità ignorate e promesse tradite.
Pertanto, persistendo in questa condotta, la politica italiana condanna Niscemi – e molte altre comunità siciliane – a rivivere lo stesso copione di distruzione, emergenza e abbandono.
Infine, è ora di cambiare paradigma, in quanto la tutela dell’ambiente, della salute e del territorio non può più essere sacrificata per consenso immediato, interessi esterni o inerzia istituzionale, perché Niscemi grida vendetta e il Paese intero non può più voltarsi dall’altra parte.
2 febbraio 2026 – FABRIZIO VALERIO BONANNI SARACENO – Qui Radio Londra Tv
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