7 VOLTE INNOCENTE MICHELE NARDI. 7 ARCHIVIAZIONI : GIUSTIZIA O ACCANIMENTO GIUDIZIARIO?

7 VOLTE INNOCENTE MICHELE NARDI. 7 ARCHIVIAZIONI: GIUSTIZIA, O ACCANIMENTO GIUDIZIARIO?

di Paola Mora

Ci sono voluti tre anni di indagini svolte dalla Procura di Bari per determinare l’innocenza dell’imputato Michele Nardi su fatti che, sotto spinta iniziale d’un filone della giustizia leccese, lo avrebbero coinvolto in concorso con il commercialista Massimiliano Soave, per il reato di tentata concussione ai danni di un cliente di quest’ultimo. Nessuna prova è emersa sul fatto che Michele Nardi abbia realmente avuto ruolo nella presunta richiesta che Soave avrebbe avanzato alla vittima della concussione, come denunciato da quest’ultima; né vi è traccia che Nardi sia stato l’estensore delle sentenze tributarie di appello che confermavano la condanna delle società dell’imprenditore di Barletta, Giorgio Cosentino – titolare anche di alcune gioiellerie – portandolo, come da lui asserito, sull’orlo del fallimento. “Paga, o ti spolpano vivo”, è la minaccia che il signor Cosentino denuncia gli sia stata intimata dal suo stesso commercialista Massimiliano Soave, quando questi gli avrebbe chiesto, facendo da intermediario a Michele Nardi, una tangente pari al 20% della cartella esattoriale. Benché il nome di Nardi sia stato fatto nell’accusa, quest’ultimo si è trovato coinvolto nel procedimento penale suo malgrado ed in un lungo calvario provocato dalle false dichiarazioni rilasciate, ma anche e soprattutto dall’ignavia delle istituzioni giudiziarie. All’epoca della presunta concussione esercitata presumibilmente per bocca di Soave (la posizione di colpevolezza di Soave è ancora da chiarire) “a nome di Nardi”, quest’ultimo rivestiva un ruolo di componente togato nella Commissione tributaria regionale – di cui è stato l’unico indagato benché non fosse né presidente, né relatore in quel collegio – che nel 2018 discusse i ricorsi presentati da Giorgio Cosentino sul quale, nel frattempo, era cominciata un’indagine a seguito di una denuncia “anonima”. Cosentino, secondo la ricostruzione dell’accusa, si sarebbe rifiutato di pagare la tangente richiesta da Soave su mandato di Nardi, subendo ripercussioni di varia entità. È da chiarire che il legame tra Michele Nardi e Massimiliano Soave era, in realtà, da considerarsi al livello d’una ‘conoscenza meramente professionale’, tale per cui il magistrato si era rivolto al commercialista barese in alcune occasioni, nominandolo come consulente tecnico quando era pm a Roma.  Nulla più di questo! Eppure, sul  presunto legame d’amicizia, l’accusa ha costruito l’indagine che ne è conseguita pur in assenza di prove quantomeno concrete, rifiutandosi, inoltre, di ascoltare l’imputato Nardi, il quale, aveva inoltrato richiesta nell’immediato di poter esporre le prove verbali e documentali sul fatto che non avrebbe mai potuto essere coinvolto nella vicenda. La Difesa di Michele Nardi, affidata ai tenaci avvocati Domenico Mariani e Gaetano Sassanelli, ha successivamente depositato per conto dell’assistito una corposa memoria al pm Chiara Giordano e ai giudici volta a chiarire i fatti, rendendo nota non solo l’estraneità di Nardi a qualsiasi azione consumata a spese del Cosentino, ma anche il particolare secondo cui, addirittura, la seconda delle sentenze che confermarono la condanna per le società dell’imprenditore, fu depositata mentre Nardi era già in carcere – per cui è ancora più incredibile possa essere stata esercitata una qualsiasi influenza da parte di quest’ultimo! I fatti risalgono al 2018, ma la denuncia dell’imprenditore è tardiva, presentata solo più tardi nel 2020 quando Nardi era già stato arrestato per i fatti del “Sistema Trani”. Il contenuto della memoria depositata ha ridimensionato completamente l’ombra di pregiudizio che si è allungata su Michele Nardi in tutto il triennio delle indagini, tempo che si sarebbe potuto risparmiare accogliendo dal principio la solerte richiesta dell’imputato d’essere interrogato dai giudici, cosa che è stata scivolosamente evitata fino alla fine! Da queste incongruenze ha potuto trarre ispirazione il titolone di giornale pubblicato in data 3 gennaio 2024 dal “Corriere del Giorno”, in cui si sottolinea sarcasticamente che “…resta da chiedersi a questo punto quanto sono costate inutilmente allo Stato, e quindi al contribuente, tutte queste indagini che si sono sciolte come neve al sole, mentre i magistrati salentini hanno fatto carriera…”.  L’indagine relativa all’intreccio Soave-Cosentino è solo una delle ‘favole pinocchiesche’ messe in piedi dagli accusatori pugliesi di Nardi,  che fa da contorno con le altre al processo principale più noto come “Sistema Trani”, in cui lo si vede ancora impegnato a difendersi, ma con la novità che il caso è passato alle competenze della Procura di Potenza dopo che si è accertato – anche qui con irragionevole ritardo –  che la Procura di Lecce non può occuparsene direttamente, al contrario di come ha cercato insistentemente di fare, fino ad oggi. La sentenza specifica è stata infatti annullata anche nei confronti degli altri 4 imputati nel processo. La Corte d’appello di Lecce, presidente Vincenzo Scardia, ha accolto una delle eccezioni preliminari presentate dal legale di Nardi, Domenico Mariani, e contestate dalla pubblica accusa.
Tra queste c’era la competenza territoriale con la quale si chiedeva di spostare a Potenza il procedimento perché collegato – secondo la difesa – alle funzioni di Carlo Maria Capristo, l’ex procuratore di Trani e di Taranto, indagato nel capoluogo lucano.

7 archiviazioni su 9 procedimenti penali sollevati nei confronti di un unico protagonista, è un numero su cui riflettere specialmente se ci si sofferma sul lasso di tempo in cui le accuse si sono moltiplicate e di conseguenza accumulate, e sul fatto che le battaglie della Difesa non sono tuttavia ancora giunte al termine! Descritto ormai come “ex-magistrato” sui giornali, dopo essere stato condannato anche per calunnia nell’ennesima denuncia che ‘potrebbe costargli la professione’ e che anche questa sembra essere di contorno al maxiprocesso, fondato sulle dichiarazioni strampalate del ‘pentito – non pentito’ Flavio D’Introno, “il magistrato” Michele Nardi sostiene la propria innocenza fin dall’inizio e ritiene di essere vittima di una persecuzione giudiziaria resa ancor più capillare dall’allineamento mediatico fulmineo in cui lo si è dipinto colpevole ancor prima che lo si determinasse, omettendo al pubblico tutte le notizie degli interventi della Difesa nelle fasi processuali, e tutti i contenuti e le rivelazioni potenzialmente bastevoli a scagionare l’imputato o a fare sorgere quantomeno dubbi sul fatto che Nardi fosse non ‘colpevole’ ma al contrario ‘innocente’, anche agli occhi dell’opinione pubblica. Basta leggere le carte del processo ancora in corso, per comprendere che si tratta ‘presumibilmente’ (lasciamo d’obbligo un minimo di dubbio, il cui spessore si assottiglia sempre più drasticamente) di una montatura fondata sulle eresie e sulle voci di corridoio immaginarie, messe in giro dal coinvolto usuraio D’Introno. 

In un intervento come ospite nella trasmissione ‘Il Punto’ (Qtv), il 3 gennaio del 2024, Michele Nardi ha commentato a caldo la notizia dell’archiviazione del procedimento penale da parte della procura di Bari. “È possibile distruggere un essere umano, in questo Paese, senza portare uno straccio di prova!”, ha osservato, riferendosi al fatto di essere stato semplicemente ‘nominato da terzi’ come autore di un reato senza che vi fossero prove di alcun tipo contro di lui ed anzi a totale favore della sua innocenza, per vedersi distruggere la reputazione dai mass-media e dalla mala-giustizia.  “Tutte queste indagini parallele [al processo Trani] scaturite sempre da Lecce, sono servite a corroborare quell’immagine complessiva che poi crea il pregiudizio negli stessi giudici che devono giudicare. Il pregiudizio precede la lettura delle carte, anzi a volte si sovrappone addirittura ad essa. È fondamentale, per creare l’alone della colpevolezza e indurre il giudice a condannare, creargli un pregiudizio, perché poi il magistrato che sente la pressione dei giornali e opinione pubblica addosso, che indicano Nardi come un delinquente, ha difficoltà ad archiviare! Perché la procura di Bari ci ha messo 3 anni per archiviare questo procedimento, che in tempi normali, se io non mi fossi chiamato Michele Nardi, sarebbe stato archiviato in pochi giorni? Perché, evidentemente, si è sentita addosso la pressione dell’opinione pubblica costruita dai giornali, i quali, essendo gli ‘scendiletto’ delle procure della Repubblica, hanno creato l’immagine di Michele Nardi, come fosse sicuramente un criminale.  Anche di fronte all’evidente infondatezza è difficile archiviare un procedimento in queste circostanze, ed è così che siamo andati avanti a combattere di fronte al nulla, semplicemente per cercare di demolire quel pregiudizio!”, spiega Michele Nardi suggerendo tra le righe che l’accanimento sulla sua persona, è combaciato, forse, con la volontà terza di distruggere volontariamente la sua carriera! Può un accanimento simile, anche di fronte all’evidente inconsistenza ed assenza di prove, essere solamente un errore giudiziario? O, l’aratro degli errori, è solo conseguenza e traino di un’azione mirata e voluta contro un magistrato, evidentemente ‘scomodo’ per qualche ragione che è da chiarire? Durante l’intervento nel format di cui è conduttore Max Massimi, Michele Nardi ha poi tralasciato la vicenda personale annunciando un ‘cambiamento interno alla propria missione di vita’ – che  consiste nell’aver seguito e seguire ancora, onorevolmente, le orme del padre Vincenzo Nardi, ex magistrato della Procura della Repubblica di Trani, venuto a mancare all’età di 84 anni, il quale è ricordato come un “abile magistrato italiano dotato di rigore, puntiglio e competenza“. In effetti, Michele Nardi ha le competenze giuste per rimodellare la propria professione qualora gli fosse reso necessario, e contribuire per le sue attitudini e conoscenze al bene del Paese, anche attraverso strade diverse – pur tuttavia ‘completamente parallele‘ e ‘perpendicolari‘ alla magistratura. “Voglio fare in modo che quello che è successo a me, non si ripeta più con nessun altro!”, dichiara Michele Nardi aprendo una parentesi sulla giustizia non legata tanto agli effetti della “corruzione” – che è ovunque e bisogna combatterla – ma agli aspetti culturali tali per cui l’arretratezza mentale egoica in un sistema giudiziario inadeguato, sono la vera causa del tracollo d’Italia e della criminalità. “… Noi abbiamo, in questi ultimi decenni, affidato alla magistratura la soluzione di tutti i problemi sociali, dall’immigrazione alla tossicodipendenza, al degrado delle periferie. Anche questa maggioranza di governo molto deludente, come lo è stata, deludente, anche quella che la ha preceduta che era di opposto schieramento politico, cerca di risolvere le questioni sempre attraverso una risposta penale. Ed è un modo di fare “medievale”, per cui un problema sociale va affrontato con il carcere e i processi, senza spendere un centesimo ad esempio nelle periferie, nella scolarizzazione, nella lotta alla povertà, nell’espansione dell’occupazione e così via. I problemi sociali non si affrontano con le manette. Il carcere li aggrava, i problemi sociali!  Se noi vogliamo veramente risolvere il problema della criminalità e che le città siano più tranquille e sicure, la risposta carceraria è una risposta… da idioti, ve lo dice uno che ha fatto il magistrato per 30 anni! Bisogna investire nella società, in cultura ed economia; togliere dalla povertà e dal bisogno il 25 % della popolazione italiana che attualmente, secondo le proiezioni della Caritas, vive nella povertà più assoluta, ovvero, non riesce a mettere assieme il pranzo e la cena. In queste condizioni, la risposta penale è puro sadismo!”. 

Mentre ci si prepara ad affrontare il maxi-processo a Potenza, dove Michele Nardi dovrà ancora lottare per estinguere il pregiudizio nato nei suoi confronti a causa di una serie di circostanze anomale, egli sconfina nel futuristico progetto di una ‘rivoluzione culturale giudiziaria’ in cui, la differenza di un Paese che lo rende “libero” rispetto ad un altro, è il modo in cui si trattano i prigionieri o presunti colpevoli, in un momento in cui la figura del pm e dei colleghi giudici è totalmente incapace di reggere alle pressioni esterne, ed è esautorata da una forma di potere “secondario” di nicchia che vi si è infiltrato squarciando la ricerca della verità, compromettendola, per dominare ed essere illegittimamente “primario”! Certamente, lo spreco di risorse a monte di ben 7 archiviazioni, è un dettaglio emblematico che mette in discussione anche la gestione dell’economia giudiziaria, e che finisce per pesare sulle tasche dei contribuenti senza garantire la tutela dei diritti. Resta da chiedersi se si tratti solo di incapacità e debolezza, o se l’accanimento nei confronti di Michele Nardi – presunto colpevole dal momento che nessuno ha ancora dimostrato che egli non è innocente, ed anzi le accuse decadono una ad una – non provenga da qualcosa d’altro. In fondo, i magistrati onesti sono i “cani sciolti” che in una società non libera, vengono messi a tacere per primi!             

04  gennaio 2024 – PAOLA MORA – Qui Radio Londra TV

PAUSA CAFFE’

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