L’ANSIA ESISTE. L’ECOANSIA NO!

L’ANSIA ESISTE. L’ECOANSIA NO!

– “IO PERSONALMENTE SOFFRO DI ECOANSIA E NON SO SE VOGLIO AVERE FIGLI, LEI NON HA PAURA PER I SUOI FIGLI, PER I SUOI NIPOTI?”.
– “HO LA FORZA DEL DUBBIO, GLIELO DICO SINCERAMENTE MA HO IL DOVERE DELLA CARICA CHE RICOPRO E VERSO DI VOI E I MIEI NIPOTI”.

“Ecoansia” è anche il titolo di un libro dell’autore ‘Matteo Innocenti’ edito nel 2022. E lui chi è? È un medico, chirurgo, psichiatra, lavora presso il centro cognitivo-comportamentale di Firenze e collabora con l’Università degli Studi di Firenze indagando l’impatto psicologico dei cambiamenti climatici sulla popolazione. È anche ambasciatore europeo sul clima per la Commissione europea e membro di EuclipaItaly – gruppo che, oltre al clima di cui si occupa sotto la supervisione d’un Comitato tecnico scientifico, prevede e ‘simula i fenomeni migratori’ provocati dalla difficoltà di ambientamento ai climi che si modificano nel tempo. Il fenomeno ecoansia non nasce per caso, ma da un filone ideologico pianificato e introdotto a livello pubblicitario! È indicativo che nessuno sapesse dell’esistenza di uno stato della psiche, denominato ‘ecoansia’, prima che fosse udito in televisione attraverso la voce di un’attivista climatica! E questo, è un sano indizio per capire da dove proviene codesto disturbo e chi lo ha creato. Non certo il clima, ma si è innescato per effetto della propaganda del terrore, di un lavoro che in tempi differenti fu svolto alacremente, ad esempio, per sponsorizzare l’anoressia (legata al disturbo alimentare) su cui hanno guadagnato fior di cliniche e produttori di psicofarmaci! Si crea la malattia attraverso i mass-media prima ancora che essa esista, basandosi su un lavoro di indottrinamento psicologico fondato sui canoni che devi avere nella società in cui vivi, e che se non li hai, sei fuori dai giochi; si sponsorizzano modelli malaticci che diventano virali, poiché attirano attenzione e spingono i giovani all’emulazione – ricordiamo Kate Moss sbattuta con la sua magrezza su ogni copertina – per cui, ciò che nella società non funziona a causa della volontà di alcune politiche a non farlo funzionare per poterci guadagnare, assume la forma della malattia perfetta su cui speculeranno le multinazionali del farmaco, ed organizzazioni legate a personalità immutabili e arci-note! Sui giornali e in televisione si finisce, in questo modo, non a dibattere insieme per affrontare un reale disagio emergente, ma si eccede nel protagonismo della malattia elevando la percezione della sua esistenza, la quale, diventa panacea, soluzione, e si diffonde per reazione emozionale, ma non è un nemico contro cui lottare quanto più un’onda da cavalcare per essere accettati negli ambienti d’indottrinamento che contano!

L’attrice Giorgia Vasaperna, ventisettenne catanese, nuova paladina degli eco-attivisti, nella sala Blu della Multimedia Valley al Giffoni fa commuovere il ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Sa dove e come dirlo, tocca corde della vita privata di un politico che non vi è abituato in pubblico, e mette in mezzo i figli e la loro procreazione (altro tema politico del momento storico attuale)! Ma la cosa più importante, ella introduce il vocabolo ‘ecoansia’, catalizzandoci la propria angoscia. Marchia ed etichetta se stessa riconoscendosi immediatamente nello slogan: “io ho l’ecoansia”, esordisce; quindi, quel che comunica è la propria colpa a non fare mai abbastanza per l’ambiente, che la spinge nell’attivismo esibito, ad azioni estreme “quanto le lacrime forzate che si fa scendere dagli occhi in una discutibile interpretazione!”. In fondo, è necessario commuovere l’opinione pubblica per salvare il pianeta! Il termine rivisitato “ecoansia” si rifà a quello più scientifico “solastalgia” coniato da un filosofo australiano, Glenn Albrecht, che nel 2005 lo dedicò ai giovani dell’allora emergente e ancora poco conosciuta “generazione Z”, con cui si indica catastroficamente l’ultima generazione di figli prima del transumanesimo associato alla fine del mondo. Si tratta della paura cronica d’esser “colpevoli della rovina ambientale”, un senso di colpa che si allinea perfettamente al progetto politico della Quarta Rivoluzione industriale, nato in seno agli eco-attivisti tifosi della leader politica non ufficializzata, Greta Thunberg. Come si cura? Beh, sull’articolo scritto all’epoca dal filosofo Albrecht, è indicato che per curare il disturbo eco-ansioso devi praticamente diventare un “attivista del clima” (funzionale alle multinazionali e sistemi tecnocratici), ovvero, partecipare ad “iniziative di stampo ambientale e che ti redimono dal senso di colpa”. Tali iniziative, attualmente, si riducono alle regole senza logica sulla falsa riga dell’epopea ambientale proposta dai governi neocoloniali, che speculano sulla lotta climatica ma inquinano il doppio per creare, in successione, maggior attivismo climatico su cui imbastire la seguente rivoluzione tecnologica. L’ attivismo di chi è eco-ansioso, è finanziato da organizzazioni che spingono la transizione energetica, ed essa, non produce altro che il rigonfiamento d’un portafoglio finanziario mirato, senza risolvere in alcun modo i “reali problemi o danni ambientali esistenti”, ossia, sia quelli che sul serio l’uomo provoca impattando sul pianeta senza rispettarne le leggi, sia quelli che derivano dalle metamorfosi cicliche naturali che necessitano di “adattamento”. Questioni, su cui nessuno investe o agisce perché l’attenzione generale è catalizzata sulla giustificazione della necessità non scientificamente provata delle ‘emissioni zero’, e conseguente trasformazione dei parchi automobilistici, neo-combustibili, nuove industrie, su cui c’è competizione economica. Il problema ambientale esiste, ma non si rispecchia nelle polemiche catastrofiste attuali politicizzate per audience, profitto, e innesco del terrorismo sul cittadino.
Il filosofo Glenn Albrecht, che ha coniato il termine ‘ecoansia’, insegna ‘Sostenibilità’ presso la ‘Murdoch University’ e la sua pubblicazione più recente, che fa il verso al Gran Reset, si chiama: ‘New Words for a new World’. Per quanto alcuni paesaggi lessicali e descrizioni dell’autore – sul legame atavico ed indigeno dell’uomo con la natura – suscitino ammirazione riportandoci al creato, molte delle sue affermazioni sono deliranti: plausibilmente si riconducono alle tesi dei maestri filantropi odierni che vorrebbero un’umanità aborigena e primitiva, mentre loro continuano a viaggiare sui jet di lusso, accertandosi maniacalmente del lavoro svolto gratuitamente dalla plebe non possidente (proprietaria nemmeno delle scarpe che calza ai piedi!). Il filosofo chiama eco-centrismo, in sostituzione all’egocentrismo, la forma-mentis per cui la società si fonderebbe sull’individuo, che deve riconoscere il come “l’essere umano è parte del tutto e della natura che lo circonda”. Peccato che, l’eco-centrismo, è una ‘malattia edonistica’ e non una reale consapevolezza del legame con la natura. La parola stessa lo suggerisce. Nell’eco-centrismo, l’essere umano non è più al pari con piante e animali ma ne è dissociato, mentre al centro pone una propria fissazione personale assorbita da una teoria di massa, di ciò che dovrebbe essere il rispetto per l’ambiente. Così facendo, destabilizza e compromette l’Universo stesso con cui entra in conflitto poiché non riesce ad ascoltarne le necessità, distratto dal proprio narcisismo claustrofobico dell’egocentricità climatica! È quello che sta accadendo oggi! Seppur l’ecoansia virtuale non venga ancora annoverata tra le patologie cliniche, esiste chi specula su di essa offrendo sostegno a pagamento per la partecipazione a incontri di gruppo nel tentativo umanitario di superare un disagio che: viene declassificato da malattia, e presentato come un pregio-virtù di chi ne soffre poiché chi ne è affetto, dovrebbe essere preso come esempio da tutti (per la gioia delle politiche tecnocratiche e speculative).
Nel 2019, un gruppo di esperti della ‘ClimatePsycology Alliance’, riprende il termine di eco-ansia, riconducibile alla ‘solastalgia’ filosofica di Albrecht, per riferirsi a un fenomeno non patologico che può essere considerato una ‘preoccupazione reale e razionale’. Ma cos’ha di razionale un modo di porsi aggressivo, paranoico, bipolare, che si traduce nell’attivismo estremo quasi vandalico, isterico, allarmista all’interno della società? Non è necessario avere l’ecoansia per amare il pianeta! Chi ama il pianeta non è colto da ecoansie o comportamenti ipnotico-eccessivi, né è colui che tenta di farsi compatire trasformando il pianeta in un morto vivente! Semplicemente, è colui che ama il creato vivendo a contatto con esso ed in equilibrio coi tempi che progrediscono, capace di ascoltare il linguaggio degli alberi, delle montagne, della pioggia, non certamente le politiche speculative, gli pseudo-scienziati, le pubblicità e gli slogan di una società materialista che finge d’essersi redenta e di preoccuparsi per il circostante, quando in realtà spinge tematiche di grido utilizzando a proprio vantaggio il terrore di cui le avvince, e proponendo soluzioni volte al controllo sociale (monitoraggio delle economie alle porte d’una guerra mondiale, espansione di tecnologie inquinanti ma necessarie per rinnovare le proprie catene di produzione esauste, ecc.).

La verità, ed è necessario che i giovani lo sappiano, è che l’ecoansia non esiste. È stata inventata affinché qualcuno ci credesse talmente tanto da ammalarsi all’interno di una società eccessivamente allarmista, che terrorizza, spinge la gente a fare ciò che il mercato finanziario scommette e propone. È qualcosa per cui, se ci si ammala, dipende solo dalla fragilità e suggestionabilità del singolo che teme i propri cambiamenti interiori, soffrendo il disagio di vivere in una società che non esiste (appare, ma non è). In effetti, questa tipologia di malattie psicologiche con nomi sempre più buffi – a ragion del fatto che si sfiora il ridicolo per la stanchezza d’inventarsi i draghi – si basa sul trucco immaginifico delle menzogne cosmiche. Quando un essere umano vive nella bugia, le vibrazioni decadono e l’anima soffre. Ecco perché in genere, a soffrire psicologicamente di più sono, ad esempio, quegli adolescenti che vivono in un ambiente familiare dove la bugia dell’esser felici o perfetti è all’ordine del giorno. Una bugia, che spesso si crea a fin di bene, involontariamente, e che poggia su blocchi o ansie del genitore, o su tentativi troppo violenti di proteggere la prole sottovalutandone la forza. Questo sistema psicologico dell’essere umano è stato captato dai magnati della finanza, che trasformano volontariamente attraverso le loro propagande d’emergenza, il mondo in bugia; e i giovani che vi si ritrovano, percepiscono intuitivamente che qualcosa non va! I più forti superano e creano; i più deboli non si sentono a proprio agio e passivamente subiscono l’incanto che gli impedisce la giusta reazione agli eventi e decifrazione dei messaggi. Quando i mass-media di regime mostrano all’adolescente qualcosa che può dare un nome al suo disagio, e corrisponde alla bugia creata ad arte su cui guadagnare denaro, il giovane crede che sia vero: che quello è esattamente il disturbo di cui soffre. Ecco servita l’ecoansia! Ma non esiste, se non nella misura in cui si crede che il problema che ti investe sia quello creato dalla propaganda giornalistica, di stampa, politica, finanziaria. Già sorgono le prime cliniche per l’eco-problema mentale, gli psicologi sono addirittura specializzati ancor prima che alla malattia si attribuisca una nomenclatura! Non si deve credere alla convinzione personale dell’attrice Giorgia Vasaperna sul fatto che il problema dell’ansia, possa davvero essere l’ecologia! Il problema è invece, la bugia stessa su cui Vasaperna fonda un dramma che non è climatico, ma personale. È una proiezione, l’interpretazione di un capriccio, per quanto possa realmente esistere la necessità per cui l’uomo dovrebbe rispettare maggiormente l’ambiente o il corpo in cui vive! L’eco-ansia è un fenomeno indotto che vorrebbe impedire alle persone di cogliere il bello universale, di accettare le modifiche climatiche che permettono al pianeta di mutar forma, adattarsi allo spazio ed esistere. Impedisce di classificare quali sono i reali problemi d’inquinamento che l’uomo produce, quello dei fiumi, dei mari, l’invasione delle aree protette per le produzioni delle aziende multinazionali.
Ambiente, è anche lo sfruttamento della specie umana, il mercato nero dei bimbi che lavorano all’estrazione delle terre rare, il tentativo di anteporre l’eugenetica artificiale al potere della gravidanza o l’annientamento della specie femminile, sopraffatta dall’ego maschile che pretende di partorire figli. Ambiente, vuol dire molte cose, e se si lavorasse su quelle, nessuno si sentirebbe aggredito da governi che non agiscono per la tutela del territorio, ma fissano le proprie politiche ambientali sull’unico fattore dell’emissione di CO2, la cui riduzione non è esattamente la panacea che risolve tutti i mali, né determina che il clima del pianeta diventi immutabile nei secoli a venire! Servirebbe investire sul territorio, sulla messa in sicurezza delle comunità, senza terrorismo, consci del fatto che il pianeta ci sta chiedendo di voler cambiare ancora una volta, come già in precedenza ha fatto. Nel permettergli di cambiare, è il rispetto verso esso. Nell’avvicinamento alla natura senza invenzione di draghi, è la civiltà per cui e con cui, le nuove tecnologie possono davvero servire a un mondo più sano in cui vivere, che non necessariamente genera un uragano a causa nostra! La verità, in fondo, è nel mezzo!

Tornando a Giorgia Vasaperna e alla geniale interpretazione, anche il mainstream ha affinato le tecniche di manipolazione: in realtà, lo hanno scritto immediatamente tutti i principali giornali di regime che Vasaperna è un’attrice, tentando di mettere le mani avanti visto che ci sarebbe voluto poco a scoprirlo. Per la serie: “anche le attrici hanno l’ecoansia!”. Ma Giorgia è molto più che un’aspirante celebrità ansiosa che sostiene di aver gli attacchi di panico se vede morire un’ape, durante il volo! Le sue interpretazioni migliori spaziano in cortometraggi ed operette per il cinema, che vanno da “La fine del mondo”, a “Vulcano”. Ruoli in cui, a quanto pare, l’attrice riesce a controllare bene, o forse a sfogare, le paure legate alla distruzione planetaria! Per cui, l’eccesso di terrore e preoccupazione mostrati pubblicamente al cospetto d’un ministro per l’ambiente, è più semplicemente la spinta sul pedale dell’acceleratore nel tentativo di amplificare la propria popolarità, cavalcando l’attivismo. Prima di lei lo hanno fatto in tante, di quelle adolescenti alla Thunberg che aderiscono ai circoli del protagonismo climatico (finanziati dai ‘Think Thank’ e scuole di pensiero massonico). Anche però colpevolizzare la Vasaperna, 27 anni e una vita davanti, è sbagliato!
Forse ci crede davvero, e questo giustifica ai suoi occhi l’interpretazione esasperata di un suo disagio, che vive, monopolizzata da chi le chiede di sentirsi colpevole di crimini ambientali. E qui la domanda: in che mondo stiamo facendo crescere i nostri giovani? La risposta è che non bisogna avere paura di mettere al mondo un figlio, ma amare la vita al punto che, quando lo metti al mondo, gli insegnerai come si fa a rendere migliore il circostante, nell’equilibrio che non consiste nel seguire le propagande e le organizzazioni con etichetta, ma in un viaggio entusiasmante a contatto con gli altri, che ti insegna il rispetto del luogo in cui sei e verso le persone con cui stai!

PAOLA MORA – 3 AGOSTO 2023 – QUI RADIO LONDRATV

MESSAGGIO PUBBLICITARIO

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