E’ UNA “FARSA” L’AMMUTINAMENTO, SE LA WAGNER PMC “NON ESISTE”?

VITTIMA DEI SERVIZI SEGRETI!

E’ UNA “FARSA” L’AMMUTINAMENTO, SE WAGNER PMC “NON ESISTE”? VITTIMA DEI SERVIZI SEGRETI!

– di Paola Mora

L’Operazione Speciale prosegue in Donbass a mietere come grano le attrezzature militari, munizioni, carri armati, soldati ucraini e dell’Occidente collettivo, in un confronto per cui lo zar di Russia non ha alcuna fretta di prendere Kiev, né di svelare a Washington gli arsenali  ove custodisce i ‘gingilli di famiglia’ più tecnologici ed avanzati, bensì, l’obiettivo di Putin è, in assenza della comparsa di una reale volontà di pacificazione dei rapporti da parte dell’Occidente, di prolungare il conflitto a favor suo per desertificare le risorse degli avversari, attraverso la messa in gioco di una percentuale minima del proprio potenziale militare. Invece, USA e UE sono convinti ancora che prolungando il conflitto si riesca a deprimere l’economia russa attraverso le sanzioni – che invece si ritorcono contro chi le fa – con la prospettiva di avviare una “finta pace” nell’intermezzo, utile a rifocillare i propri depositi. Ma, nel proseguimento dell’Operazione speciale, il 24 giugno 2023 una faida interna che coinvolge il Ministero della Difesa russo e il gruppo privato Wagner PMC, sconvolge Mosca.

Sono in molti a credere che il cosiddetto “ammutinamento del 24 giugno” sia consistito in una messa in scena, indicando Prigozhin come un ‘complice’ di Putin, per cui, lo scopo di entrambi sarebbe stato quello di smascherare possibili traditori interni al Cremlino e defenestrare esponenti del ministero della Difesa.  Anche se si può solo ipotizzare, e forse non sapremo mai come si sono svolti realmente i fatti, è più realistico pensare che la volontà del capo dei Wagner di marciare per protesta su Mosca fosse invece reale, e non una farsa. Non forse per attuare un colpo di Stato e spodestare il Presidente in carica, [o forse sì] – benchè Prigozin abbia talvolta manifestato un cauto desiderio politico accantonato subito nelle sue fantasie dal momento che egli è per natura un commerciante, non un militare, né tantomeno è capace di assolvere a cariche di governo – ma presumibilmente per dimostrare la sua forza e per un vecchio regolamento di conti.

Quali conti? Quelli in sospeso col dicastero esecutivo del Ministero della Difesa russo ed i rispettivi suoi esponenti: Sergej Shoigu ed il Capo di stato generale maggiore delle Forze armate russe Valerij Gerasimov, i quali, sono stati più volte nominati nelle arringhe del capo dei Wagner ed offesi da quest’ultimo, quando le munizioni non arrivavano per tempo ai wagneriani occupati a liberare Artemiovsk (Bakhmut), o quando egli li accusava di non saper svolgere il lavoro al ministero della Difesa, per cui avrebbero mentito sui numeri dei caduti in battaglia o su altri dettagli militari per coprire la propria incapacità di gestione.  

Le agenzie stampa di Washington, quando già l’ammutinamento era proseguito da ore con l’occupazione militare di Rostov sul Don, hanno documentato che l’Intelligence statunitense era a conoscenza in anticipo dei piani di Prigozhin, e si supponeva che costui avesse maturato la decisione di avviare una protesta intorno al 10 di giugno, quando tutte le compagnie militari private furono obbligate a firmare un contratto con il Ministero della Difesa. Tra parentesi, dopo che Prigozhin si era rifiutato di firmare suddetto contratto, lui era stato avvisato del fatto che Wagner PMC, a quel punto, non avrebbe più potuto partecipare all’Operazione speciale in Ucraina ed ottenere fondi di finanziamento – secondo una ricostruzione successiva di Andrey Kartapolov, membro della Duma di Stato della Russia.  

Del rapporto d’Intelligence statunitense, ha parlato la CNN citando come gli americani avessero preferito non declassificare il documento sulle intenzioni di Wagner PMC – nella persona di Evgeny Prigozhin – e di tacere per non avvantaggiare la Russia durante i combattimenti in Donbass. In effetti, l’intraprendenza di un’azione inconsulta come quella di Prigozhin, avrebbe potuto scombussolare gli equilibri dell’Operazione speciale nella quale gli stessi Wagner erano implicati, spingendo ad esempio i militari ad abbandonare le postazioni in virtù di quel che parallelamente si svolgeva a Rostov sul Don. A vantaggio dell’Ucraina.

Secondo fonti a conoscenza della questione, il rapporto d’Intelligence USA su Evgenij Prigozin sarebbe stato condiviso solo con alleati selezionati, funzionari britannici di alto rango, e otto membri del Congresso ma non con Kiev, per timore di intercettazioni. D’altro canto, Kiev obbedisce alla NATO, per cui, qualora fosse stato giudicato necessario approfittare della crisi interna alla Russia, sarebbe bastato semplicemente impartire gli ordini più efficaci agli ucraini al momento opportuno, senza necessariamente metterli al corrente, nell’immediato, di ciò che stava realmente accadendo. Anche se, che nessuno a Kiev fosse a conoscenza di dettagli, è difficile da credere! A margine dell’insurrezione, i giornali hanno raccontato di come alti funzionari statunitensi si fossero presi la briga di contattare gli alleati con urgenza, chiedendo loro di rimanere in silenzio per non dare al nemico russo motivi per incolpare l’Occidente di una qualsivoglia complicità con Wagner PMC. Mentre i militari erano impegnati nell’occupazione di Rostov sul Don, Washington non faceva altro che ribadire le preoccupazioni per le testate nucleari che sarebbero potute cadere in mano ai Wagner, tanto da avviare una conversazione sul caso, volendosi interfacciare e richiedendolo, col ministro della Difesa russo Shoigu.  La cantilena sulle testate nucleari si è protratta per la maggior parte del tempo anche sulla stampa occidentale, influenzata nei contenuti dai suoi politici.

Esiste un altro motivo per cui agli Stati Uniti poteva far comodo tacere; e cioè nel caso, ad esempio, l’occidente in qualche sua forma fosse realmente stato coinvolto con Prigozhin nella pianificazione dell’ammutinamento, che in quanto operazione di rivolta doveva quindi necessariamente avere inizio senza essere ostacolata, e solo in un secondo momento, ciò che si era taciuto e poi si rivelava, poteva infine diventare l’alibi perfetto che gli USA avrebbero utilizzato confessando di: essere sì consapevoli delle intenzioni attraverso i resoconti dell’Intelligence, ma di non essere intervenuti per ragioni di comodo o precauzione. In realtà, una sorta di partecipazione coatta dell’occidente al misfatto di Prigozhin c’è stata, considerando che la stampa europea e statunitense cominciava a descriverlo come l’eroe coraggioso che stava assaltando il Cremlino, laddove, fino al giorno prima, era considerato solo un terrorista dall’Unione europea, dall’America e da quell’occidente russofobico che strumentalizza l’Ucraina nel tentativo di demolire la cultura orientale. Una aspettativa congiunta delusa però dal successivo fallimento di Prigozhin, per cui ci si è rapidamente rimangiati tutte le lodi tessute e ricamate sulle prime pagine, per lui! 

Singolare, anche il fatto che, in concomitanza con la marcia di Wagner PMC, la Washington dell’Amministrazione Biden abbia inviato un telegramma urgente per mano di Anthony Blinken in cui si intimava a tutti gli Stati alleati e dell’UE, di sostenere pubblicamente la tesi congiunta ed allineata secondo cui “Washington sta monitorando la situazione”, e di non commentare pubblicamente gli avvenimenti in corso, per non destare il sospetto di coinvolgimento della NATO in una questione che non le riguardava, sottolineando come fosse in atto esclusivamente una faida interna alla Russia. Esempio, seguito dalla Gran Bretagna, che consigliava attraverso messaggi subliminali a Kiev di non “portare avanti l’offensiva”. Ma quale offensiva esattamente? Parallelamente, il governo di Kiev lavorava a tutta forza sui mezzi di comunicazione internet sfornando notizie false, video costruiti con l’AI per confondere l’opinione pubblica su ciò che stava accadendo in Russia, distorcendo la realtà a proprio favore. 

Gli Stati Uniti hanno approfittato a loro modo della situazione, conoscendola in anticipo attraverso le operazioni di Intelligence. Il 22 giugno 2023 sul giornale ‘Financial Times’, trapela una indiscrezione secondo cui, il successivo fine settimana su richiesta del governo di Kiev si sarebbe svolto un segretissimo incontro a porte chiuse in Danimarca, in veste informale, per convincere “gli scettici della guerra in Ucraina” ad acconsentire alle volontà di Kiev di condannare la Russia, abbandonando il proprio status di neutralità nel conflitto. Rappresentanti di India, Brasile, Sud Africa, Turchia, Cina (non era chiaro se la Pechino di Xi Jinping sarebbe stata tra gli invitati, ma non lo si escludeva), si sarebbero riuniti a Copenaghen con l’ucraino Yermak , diplomatici di Kiev, con un funzionario statunitense non specificato per nome dalla pubblicazione, ed erano previste anche le partecipazioni di Victoria Nuland Jake Sullivan.

Il 25 giugno, mentre la Russia affrontava la minaccia dei Wagner e la stampa spargeva la voce che “Putin ha perso la faccia e la credibilità”, “è fuggito da Mosca”, “in Russia ci sono fratture interne”, con tempismo perfetto qualcuno stava contemporaneamente tentando di convincere i funzionari africani, l’India, il Brasile, ed altri intervenuti all’incontro segreto, a sostenere la ‘pace giusta’ di Zelenskyj per l’Ucraina (che consiste nella guerra armata all’infinito, fino al tempo necessario), e a togliere appoggio su più fronti alla Russia schierandosi da una sola parte. Quella Russia che, secondo l’Occidente, stava in quelle ore mostrando tutta la sua debolezza interna, di cui la prova era la situazione rocambolesca innescata dal genio burlone di Prigozhin. C’è da scommettere, sul fatto che Sullivan e Nuland fossero tra i funzionari messi a conoscenza in anticipo delle mosse del Capo dei Wagner, dall’Intelligence! In alcune dichiarazioni rilasciate dai rappresentanti dei cosiddetti ‘paesi neutrali’, questi ultimi si sono sentiti successivamente autorizzati a sottolineare, pur senza rivelare i contenuti dell’incontro a Copenaghen, che i fatti di Mosca sull’ammutinamento armato non scalfivano assolutamente l’opinione personale sulla Russia, né la propria idea su un raggiungimento della pace congrua e non unilaterale, per ambo i Paesi in conflitto. Lula Da Silva, leader del Brasile, il 26 di giugno comunica alla stampa addirittura di essere rimasto deluso per il fatto che, all’incontro pattuito, non era stato invitato alcun rappresentante della Russia. “Senza la partecipazione ai negoziati di tutte le parti coinvolte, non sarà possibile porre fine al conflitto”, dichiara il presidente brasiliano, anche se, ammette: “…è il primo grande confronto multilaterale a discutere di pace” ma “abbiamo chiesto da parte del Brasile che la parte russa sia coinvolta in ulteriori negoziati”.

I SERVIZI SEGRETI SAPEVANO…!!!

A prescindere da un coinvolgimento o meno di Washington nella faida di Prigozhin, su cui la Russia si è ripromessa di indagare, se l’Intelligence statunitense sapeva in anticipo che il capo dei Wagner stava per cimentarsi in una folle impresa, non potevano non saperlo anche i servizi segreti russi. È da questa certezza che si potrebbe partire per ragionare sulle dinamiche intercorse, e sul come Vladimir Putin, essendone stato messo a conoscenza, abbia saputo giocare d’anticipo e manipolare il gioco di Evgenij facendogli credere di avere in mano il controllo della situazione, mentre invece, a muovere i fili era il Comandante in Capo del Cremlino. È da qui che si diparte la cosiddetta “farsa” intesa non come una pianificazione della marcia di Putin e Prigozhin in complicità -per scovare i traditori della Russia e far decadere Shoigu e Gerasimov – ma come “l’intercettazione tramite i servizi segreti russi” di una “volontà reale” di Prigozhin che era in preda al malessere – o di chi per lui se ne fosse voluto approfittare nelle retrovie – nel mettere in atto la protesta per risolvere la questione della sopravvivenza dei Wagner PMC.

Il capo dei Wagner è stato forse anche incentivato e spinto in un secondo momento a portare avanti l’azione di ribellione, (magari a quel punto anche dagli stessi “uomini di Putin”) affinché perdesse completamente la faccia e la partita della sua cospirazione, ma, poiché il piano era stato scoperto in anticipo, l’evoluzione dei fatti poteva essere gestita dal giocatore di scacchi del Cremlino, il quale, ha deciso di lasciare che il tradimento proseguisse, per svelarlo solo al momento giusto; farlo venire allo scoperto, per poi occuparsi di una “pulizia interna” dei traditori della Patria e riformare le fila militari, qualora necessario. 

Vladimirovich Putin non pianificherebbe mai di propria iniziativa una marcia all’interno della Russia col rischio di destabilizzare i cittadini, provocare rivolte su cui potrebbero soffiare come gatti i sabotatori interni al soldo di Kiev, o gli occidentali, che tentano di attuare i regime-change per sovvertire i ruoli alla presidenza; né rischierebbe perdite inutili fra i suoi uomini. Da quando lo si conosce, ha sempre vietato e soppresso qualunque tipo di rivolta interna che potrebbe rivelarsi pretestuosa ed utile al nemico per innescare la miccia disonesta delle “rivoluzioni colorate”. Ma, dal momento che qualcosa era in corso e ribolliva, condito dalle tensioni tra Wagner PMC e Ministero della Difesa, Putin ha lasciato fare, trasformando ciò che prima o poi sarebbe avvenuto comunque, date le forti tensioni fra i protagonisti nel pollaio, in un vantaggio.

Da un lato si è liberato parzialmente di Prigozhin come autorità nei Wagner, la mina vagante, e dall’altro potrà permettersi di sostituire, in futuro, elementi all’interno dell’organizzazione della Difesa che non sono più efficienti. In fondo, il motivo per cui Putin fu scelto come uomo di punta alla presidenza, fu che attraverso la sua figura di stratega abile, ex protagonista del KGB, fosse ripulita la spazzatura dell’apparato corrotto e poco conveniente lasciata in casa dal predecessore Eltsin, per riformare il governo decadente e rafforzarlo. Da sempre, Putin è impegnato nell’impresa di sostituire pezzi arrugginiti con altri nuovi di zecca, circondandosi di elementi affidabili, e non importa se ricorrendo anche a metodi poco ortodossi in situazioni estreme! Per quanto riguarda il Ministero della Difesa, è evidente necessiti di ammodernamento anche per via del fatto che, lo stesso popolo russo non è entusiasta delle oligarchie svolazzanti attorno ai vetusti rappresentanti, ma è altrettanto chiaro che Shoigu e Gerasimov rivestono, parimenti alla propria presunta inadeguatezza, un ruolo importantissimo. Occupandosi dell’ingranaggio burocratico ed interno alla Difesa, difficilmente potrebbero essere rimossi da Putin per un suo capriccio o semplicemente schioccando le dita. Si potrebbe invece provvedere alla sostituzione nel medio-lungo termine, tramite la preparazione di sostituti, avvalendosi degli ultimi incidenti coi Wagner PMC e portandoli come giustificazione al cambiamento necessario.

Nell’immediato, dopo la minaccia dell’ammutinamento, è utile al presidente di Russia rinsaldare immediatamente la stabilità del potere agli occhi dell’occidente e degli alleati commerciali, prima fra tutti la Cina con cui sono stati siglati accordi chiave che richiedono solidità interna, e che aveva suggerito a Mosca, per bocca dei suoi funzionari, di ristabilire l’ordine nel Paese – senza abbandonare la Russia del pieno sostegno in quella situazione faticosa. È bene notare che la stabilizzazione, riguardava espressamente e soltanto l’opinione pubblica, ma non la statualità del Cremlino ove cui il potere del Presidente è più saldo che mai, e la prova, è stata proprio la reazione del popolo e dell’esercito all’ammutinamento. Ovvero, tutti si sono uniti al Presidente e lo hanno sostenuto: dalle forze armate, ai funzionari, al popolo intero nelle sue estrazioni sociali. Prigozhin, illuso di trovare sostegno, è rimasto solingo nel suo arrembaggio, e in prossimità del naufragio ha trovato una zattera nell’accordo risicato avvenuto tramite il presidente di Bielorussia Lukashenko.  

I CONTI IN SOSPESO TRA PRIGOZHIN  E MINISTERO DELLA DIFESA RUSSO

Ma quali sono i conti in sospeso tra Prigozhin e il Ministero della Difesa russo? Si tratta di questioni soprattutto economiche. Il gruppo privato Wagner PMC si è arricchito smisuratamente nel tempo attraverso le operazioni in Africa, in territori fuori dalla portata del Ministero della Difesa, ove cui beneficiava di accordi contrattuali tra attori di circostanza, mentre dall’altra parte non si godeva dei medesimi vantaggi. Oltre a questo, Wagner si è avvalso durante l’Operazione in Ucraina, di un appoggio logistico in armi, munizioni, forniture, richiedendolo al Ministero della Difesa. Da qui l’esigenza, con l’inizio della SMO ove cui si operava fianco a fianco, di uniformare e regolamentare il corpo militare privato Wagner, assorbendolo nelle fila dell’apparato militare russo regolare. Cosa che a Prigozhin non ha fatto piacere. Non è escluso fosse questo uno dei motivi per cui Shoigu tardava la consegna delle munizioni. Si trattava di rifornire qualcuno che non condivideva nulla di suo col Ministero, però pretendeva, né si adeguava ai piani militari in corso. In un articolo del 29 giugno pubblicato dal giornalista Seymour Hersh, egli descrive una possibile situazione in corso tra le due parti, citando fonti di sua conoscenza. Di Prigozhin, racconta come costui abbia virato in Bielorussia senza un processo dopo la sua ridicola follia, con la garanzia e la parola di Putin di non essere perseguito per la protesta a Rostov, mentre l’esercito di mercenari potrebbe, secondo lui, venir fuso e coeso a quello russo. Seymour Hersh cita fonti statunitensi di sua conoscenza nella comunità dell’Intelligence americana: “Già nel gennaio 2023 i generali di Putin e Prigozhin spalleggiato da estremisti nazionalisti”, attraversavano momenti di tensione e la “resa dei conti era inevitabile”. Secondo l’esperienza della fonte consultata da Hersh, “l’esercito vince perché possiede beni periferici, oppure se possiede le risorse periferiche che rendono possibile la vittoria offensiva o difensiva. Quando la strategia complessiva è offensiva, il grande esercito è disposto a tollerare arroganza perché accetta in quel frangente di correre i rischi elevati dell’azione offensiva, il cui successo dipende, e richiede, un grande dispendio di uomini e attrezzature. Al contrario, una operazione militare di difesa richiede la gestione dei beni a disposizione”.

Durante l’Operazione speciale, quando l’esercito regolare russo stava spingendo una forte offensiva contro il nemico ucraino, i Wagner hanno assistito l’azione ma erano in secondo piano sulla scena. Prigozhin ha aumentato quindi le forze in campo, e l’esercito regolare non si oppose accogliendo l’aiuto dell’esercito privato, che prese visibilità. La fonte spiega a Seymour Hersh, che successivamente “il grande esercito e Putin cambiarono la strategia della conquista offensiva mettendosi sulla difensiva, per proteggere ciò che in campo era stato conquistato fino a quel momento”. Ma Prigozhin non era d’accordo, ripiega su Bakhmut che diventa il famoso tritacarne, lo scenario ove cui i Wagner si fanno protagonisti solitari della presa della città, mentre l’esercito regolare russo continuava ad essere impegnato in un altro tipo di manovra militare. Secondo la pubblicazione di Hersh, in quel momento la Russia ha preferito trattenere le sue risorse per gestirle, mentre i Wagner consumavano le proprie nell’assalto a Bakhmut. Prigozhin prende così a battibeccare con il ministero della Difesa nella pretesa di essere rifornito di munizioni, che cominciavano a scarseggiare, ottenendole in ritardo.  Successivamente, è nata l’esigenza di compattare le fila militari della Russia, legalizzare i rapporti con gli appartenenti ai gruppi privati… fino alla fatidica marcia a Rostov sul Don e al ripiego dimostrativo verso Mosca, città che non è stata raggiunta. In questa situazione, l’esercito ha sostenuto pienamente il presidente Putin che era venuto a conoscenza in anticipo delle intenzioni di Prigozhin, e Putin, a sua volta ha appoggiato l’esercito, che ha permesso allo stesso capo dei Wagner di portare avanti lo show fino al fallimento e alla resa. Prigozhin credeva forse di poter essere sostenuto nella protesta, sapendo bene di non avere i mezzi necessari per conquistare nulla da solo, ma non è stato così. Questa, è una delle possibili e sommarie ricostruzioni di quel che è accaduto. Premesso che potrebbe essere andata in maniera completamente diversa, ovvero, secondo quella versione abbracciata da alcuni analisti, che vedono complicità tra il presidente ed il capo dei Wagner in una operazione di smascheramento generale di traditori. A mio parere, se anche venisse fuori la connivenza di una comunità di intenti tra Prigozhin e Putin, sarebbe quella la bugia perfetta da dare in pasto alla gente, l’unica, per salvare la faccia al capo dei Wagner qualora lo si volesse realmente graziare e risollevarne l’immagine pubblica.           

LA REAZIONE DI VLADIMIR PUTIN 

Vladimir Putin si è annoiato della situazione interna tra Prigozhin, Shoigu, Gerasimov, che minava anche la riuscita dell’Operazione speciale, e quando la faida si è ingigantita ha deciso di approfittarne e di non intralciarla, anzi, ha fatto credere a Prigozhin di poter davvero entrare in Russia accolto dal plebiscito di un popolo che, invece, ha preferito al tradimento la lealtà del suo Presidente. Il capo dei Wagner per vanità personale: ha provocato il rischio che potessero manifestarsi rivolte o ripercussioni nella capitale (Putin ha dato ordine ai reparti anti terrorismo di attivarsi già dal sabato, prima che cominciasse la scesa su Rostov del Don, ufficialmente per scovare possibili cellule di terroristi ucraini); ha provocato la morte di una decina di militari; si è ritrovato circondato dai ceceni accorsi a difendere la Patria in 3000, in meno di tre ore di viaggio; ha cambiato versione dei fatti più volte; ha raccontato di voler dimostrare come si conquista in 24 ore una città come Kiev, simulando un’avanzata rapida su Rostov e Mosca. E si è ritrovato con un paio di noccioline in mano! Come può essere davvero tutta una farsa? Prigozhin ha probabilmente recitato una parte, invece, quando per esempio ha avuto un mezzo dialogo presso la sede del distretto militare di Rostov col vice ministro della Difesa russo, Yunus-Bek Yevkurov  (con cui è amico, ma finge di non dargli del tu) e ha ripreso la loro conversazione in un video (che ha fatto il giro del Web), in cui chiede la testa di Shoigu e Gerasimov (che non poteva avere)! Quando da Rostov si è fiondato con un convoglio verso Mosca, era già tardi.

Con un comunicato urgente, il portavoce Dmitry Peskov, il 26 giugno anticipava un ulteriore intervento di Vladimir Putin (dopo la prima arringa al popolo a mostrarsi uniti contro i traditori della Russia) in cui si promettevano rivelazioni che avrebbero determinato il destino della Russia, salvo poi scontentare le aspettative di chi già immaginava il licenziamento di Shoigu. Eppure, Vladimir Putin, qualcosa di fondamentale in quella circostanza sottovalutata, lo ha detto.   In Cremlino, al personale militare, oltre che comunicare il numero di mezzi armati ucraini distrutti sul campo di battaglia, il Presidente fa la stima delle cifre in denaro con cui la Russia ha sostenuto Wagner PMC:“86 miliardi di rubli spesi tra maggio 2022 e maggio 2023”. E promette di indagare sul se la leadership dell’esercito privato, abbia rubato denaro statale. “Spero che nessuno abbia rubato niente, o rubato meno, ma ci occuperemo di tutto”.

Lo scoop su cui si sono fiondati i giornalai occidentali in questa circostanza, ha riguardato la confessione di Putin sul collegamento diretto alle imprese di Wagner, che fino a pochi mesi prima egli aveva negato. In particolare, la testata giornalistica italiana ‘Open’, di Enrico Mentana, sottolinea come lo zar abbia mentito al leader francese Emmanuel Macron sul legame della Russia con l’esercito privato Wagner, dal momento che Putin aveva negato di averci a che fare per ben due volte: in un episodio avvenuto a febbraio 2022, e nel 2019. In realtà, sui finanziamenti, e dunque, sulla data di inizio lavori, Putin è stato sindacale al millesimo e si è riferito ad aiuti finanziari inoltrati al Wagner PMC solo a maggio del 2022, in concomitanza con l’ingresso dei mercenari nell’Operazione speciale in Ucraina. Su precedenti legami o finanziamenti eventuali ai Wagner, invece, non ci sono dichiarazioni o cifre che il Presidente sottoponga come conteggio. Per cui, Putin non ha confessato nulla su cui avesse in precedenza mentito a Macron, e qualora questi legami diretti e finanziari si siano verificati già in precedenza, questa è un’opzione cui possiamo riferirci solo supponendolo con una valutazione senza dati, per logica, partendo dal presupposto che gli interessi di Putin hanno combaciato nel tempo con quelli di Wagner. In fondo, sono fratelli di una stessa Patria ed è difficile che non sia stato altrimenti! Sarebbe poi il caso di ripercorrere le origini del gruppo Wagner! Quando il presidente svela le cifre dei finanziamenti, è chiaro e percepibile che il problema di fondo dopo la marcia fallimentare di Prigozhin, è per la Russia quello di orientare la ridistribuzione dei soldati nel panorama geopolitico, decidere come integrarli nelle forze armate russe regolari, come schierarli, ridefinire i contratti e valutare l’operato della leadership di cui fa parte anche Prigozhin, che, nell’affare col presidente Lukashenko ( il mediatore eroe che ha fermato la marcia) sembrerebbe aver accettato di dimettersi dal ruolo di capo dei Wagner, a patto che fossero preservati i militari appartenenti al suo gruppo. In realtà, il ruolo di Prigozhin, nel contesto, non è stato chiarito. Egli, è stato messo sotto procedimento penale dopo l’ammutinamento armato, salvo poi ritirarlo e riformulare le indagini sull’accaduto sotto altra voce. Il capo del Wagner è stato apparentemente “esiliato” in Bielorussia, senza comunicare quale sarà il suo destino. Le sue sedi, la sua casa, sono stati perquisiti, ed ivi è stato trovato denaro in contanti, lingotti d’oro, armi, passaporti falsi, le parrucche e i travestimenti che Yevgeny utilizzava durante le missioni di guerra. La maggior parte degli effetti personali e del malloppo, sembra gli siano stati poi restituiti. L’aereo privato di Prigozin ha volato, nei giorni successivi all’ammutinamento, in Russia, sollevando interrogativi. Quindi non è in esilio? Quindi, cosa è tornato a fare in Russia? È stata tutta una farsa? 

Unica certezza: parte dei militari Wagner verrà stanziata in Bielorussia, al confine, per gestire la situazione complessa delle provocazioni polacche e della NATO. Altri rimarranno in Africa. La Wagner non si è affatto sciolta e, a prescindere dalla figura emblematica di Prigozin, è sempre possibile arruolarvisi e sembra che il gruppo abbia intenzione addirittura di ingrandirsi previa sistemazione a livello burocratico e documentale della loro posizione rispetto alla patria. L’esperto militare russo Igor Korotchenko ha rilasciato recentemente una dichiarazione, in cui afferma che lo Stato Maggiore russo e bielorusso dispone di informazioni accurate sul fatto che in Polonia, ad esempio, è stato sviluppato un piano di guerra operativo volto ad occupare la Bielorussia e la regione di Kaliningrad dopo un dispiegamento di 500.000 truppe occidentali. I Wagner potrebbero essere utili a Lukashenko per scoraggiare il tentativo dei nemici, fortificare il confine, e già sono stati annunciati addestramenti congiunti tra Wagner e bielorussi. Ma con, o senza Evgeny Prigozhin?

“WAGNER PMC NON ESISTE”!

Prigozin, in una delle ultime arringhe prima di essere bloccato nella sua marcia d’ammutinamento, aveva sostenuto che la “marcia della giustizia” si era ritirata per due motivi. Il primo, era impedire lo spargimento di “sangue russo”. Il secondo, era perché Wagner PMC si era recato a Rostov con l’obiettivo di protestare perché secondo Prigozin, dal 1° LUGLIO 2023 sarebbe stato impedito il lavoro sul fronte ai Wagner, e loro non erano d’accordo. Il piano originale della protesta, era di recarsi a Rostov il 30 giugno per trasferire tutti i veicoli al Ministero della Difesa, pronti per il trasporto; ma i piani sono poi cambiati drasticamente dopo un presunto attacco mentre i Wagner si trovavano al fronte. Attaccati, secondo Prigozin per un ordine partito sotto comando del dispettoso Ministero della Difesa russo, i militari si sarebbero quindi allontanati dalla zona per cominciare la successiva marcia in 24 ore, in cui sono stati costretti – aggiunge – ad attaccare l’aereo dell’esercito russo che aveva sganciato degli esplosivi per fermarli. Si tratta dell’incidente in cui hanno perso la vita una decina di militari russi.  La parlantina spedita di Yevgeny Prigozhin condita da più versioni dell’accaduto, si è completamente spenta dopo il suo “mezzo esilio” in Bielorussia. Di lui nessuna traccia vocale, tranne un breve messaggio registrato e l’ombra dei voli pindarici sui cieli della Russia, probabilmente effettuati per sistemare le burocrazie legate alle attività commerciali e agli affari rimasti in sospeso. A distanza di quasi un mese, l’11 e 12 luglio 2023la NATO si riunisce in Lituania, a Vilnius, per discutere le sorti dell’Ucraina. Il 13 luglio, il presidente Joe Biden che è impegnato anche in un successivo tour in Europa, nel corso di un’arringa pubblica ad Helsinki, in Finlandia, torna a parlare della ‘famosa marcia dei Wagner‘ avvenuta settimane prima, sobillando sulla fragilità del potere di Putin. Si lascia scappare una frase infelice riferita ad Evgeny Prigozhin, che dovrebbe …stare attento ad un possibile avvelenamento. Lo fa capire in modo indiretto: “Se io fossi al suo posto, starei attento a quello che mangio!”, borbotta al microfono Joe Biden!

Lo stesso 13 luglio 2023 il presidente Putin si trova, invece, alla mostra plenaria del “Future Technologies Forum Computing and Communications Quantum World”, e, per la prima volta, racconta ad un giornalista alcuni dettagli su un incontro riservato avvenuto il 29 giugno, a pochi giorni dall’ammutinamento, tra lui, alcuni Wagner coi rispettivi comandanti, e Prigozin. Le testate giornalistiche, tuttavia, lo avevano già fatto trapelare proprio mentre in Lituania si stavano discutendo le questioni della NATO a Vilnius, sollevando un polverone sulla figura di quel Prigozhin che avrebbe dovuto trovarsi in esilio in Bielorussia dopo quel che aveva combinato, e non di certo al Cremlino in presenza del presidente di Russia. Infatti, è il giornalista del ‘Kommersant’ a chiedere a Vladimir Vladimirovich Putin se i giornali mentono, cosa ci sia di vero o falso in quel che si vocifera sulla riunione segreta svoltasi in Cremlino.

Cosa successe veramente? Tutto è semplice ed anche ovvio per la società russa. I combattenti di Wagner PMC hanno sempre combattuto con dignità, quindi, il fatto che siano stati coinvolti in questi ultimi eventi (la marcia di ammutinamento), è deplorevole! Lo dirò facendo molta attenzione e con franchezza!”.

Certo, Putin voleva incontrarli con i comandanti delle PMC, i cui combattenti avevano lottato con dignità, non tanto il suo obiettivo era parlare con Yevgeny Prigozhin, ma con loro prima di tutto!. Era evidente, che voleva chiarirsi rispetto all’accaduto.

“Da un lato, durante l’incontro con loro, ho valutato cosa hanno fatto sul campo di battaglia e, dall’altro, cosa hanno fatto durante gli eventi del 24 giugno. In terzo luogo, ho mostrato delle opzioni per l’ulteriore passaggio del loro servizio…abbiamo terminato l’incontro in tre ore”, racconta il Presidente russo.

Il giornalista domanda a Putin se è possibile presumere che in futuro i Wagner resteranno come unità di combattimento a servizio della Russia, e Putin gli risponde che Wagner PMC non esiste. Il giornalista rimane perplesso dalla frase, e chiede una delucidazione sul motivo che spinge il Presidente a dire una cosa del genere. Allora, Putin spiega che in Russia non esiste una legge sulle organizzazioni militari private, e quindi legalmente non esiste alcun esercito Wagner inteso come entità giuridica. Gli fa comprendere che, se si fosse voluto realmente collaborare in futuro per il bene della Russia, sarebbe stato necessario rettificare questo “errore di scrittura illegale” e fare in modo che un esercito Wagner legale, in Russia, potesse esistere riconosciuto come entità. Ecco perché il 29 giugno, in un incontro chiarificatore cui partecipavano 35 combattenti, Putin aveva proposto di legalizzare il lavoro dei Wagner senza modificare le loro disposizioni di sempre sul campo, ma di farlo sotto l’egida e guida del loro immediato comandante con nominativo Seda, l’uomo con cui avevano prestato servizio negli ultimi 16 mesi. Non, dunque, sotto la guida di Prigozhin o di Utkin. “Molti hanno annuito quando ho fatto questa proposta, e Prighozin, che era seduto in prima fila e non li ha visti annuire, è intervenuto dopo avermi ascoltato interrompendo, e dicendo che no, ‘i ragazzi non sono d’accordo con questa decisione…”, ha concluso Putin.

E’ vero che non sapremo mai esattamente come sono andate le cose, né i motivi per cui Prigozhin è rimasto scagionato anche se isolato dal contesto attuale, ma, a giudicare dai toni, dal sentimento umano, dal risentimento raschiato  tra le righe che emerge dalle labbra del Presidente russo, se  da un lato i servizi segreti sono riusciti certamente a manipolare la faccenda a vantaggio del Cremlino, qualche indizio sul fatto, invece, che non si sia trattata di una menzogna totale, di una semplice farsa pianificata meticolosamente, esiste!               

14 LUGLIO 2023 – PAOLA MORA – QUI RADIO LONDRA TV

 

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