LE PROVOCAZIONI SULLA CENTRALE NUCLEARE DI ZAPORIZHZHA E LO SPETTRO DELLA PAURA

NESSUNA EMERGENZA SI GESTISCE CON LA PAURA, REPRESSIONE O PUNIZIONE.

LE PROVOCAZIONI SULLA CENTRALE NUCLEARE DI ZAPORIZHZHA E LO SPETTRO DELLA PAURA. NESSUNA EMERGENZA SI GESTISCE CON LA PAURA, REPRESSIONE, O PUNIZIONE

– di Paola Mora

Prima di proporre questo argomento, è premura osservare che tentare di sabotare una centrale nucleare o utilizzare tipologie di armi che potrebbero generare disastri di tipo radioattivo e non solo, è sempre sintomo di terrorismo e follia. La centrale nucleare di Zaporizhzhya che attualmente è sotto saldo controllo della Federazione russa, ed ispezionata ogni mese dall’AIEA cui è a capo il dirigente Rafael Grossi, è da mesi sotto osservazione nel quadro difficile del conflitto russo-ucraino. La mattina del 4 luglio 2023 viene rilasciata una dichiarazione “autorizzata” – ovvero è stato concesso da parte russa di veicolarla all’opinione pubblica –  probabilmente nel tentativo di scoraggiare azioni nemiche offensive rivolte contro il sito nucleare, ed in virtù del fatto che si era a conoscenza e non all’oscuro di manovre di sabotaggio.

Il consigliere del capo dell’agenzia ‘Rosenergoatom‘, Renat Karchaa, in quella occasione dichiara: “Oggi sono state ricevute informazioni che sono autorizzato ad esprimere…il 5 luglio, letteralmente di notte, le forze armate ucraine tenteranno in qualche modo di attaccare la centrale nucleare di Zaporizhzhya utilizzando armi ad alta precisione a lungo raggio e veicoli aerei senza equipaggio (droni kamikaze). Prevede di sganciare scorie radioattive dai velivoli, estratte il 3 luglio dalla centrale dell’Ucraina meridionale. Il piano di riserva prevede invece l’uso di un proiettile Tochka – U ad alta precisione riempito di scorie radioattive”. La comunicazione non viene fatta a caso, ma era stata preceduta da una serie di azioni pratiche attuate da Kiev nelle ultime settimane, con cui si era assistito all’escalation progressiva e rapida di narrazioni finalizzate a seminare panico tra i cittadini, e a mezzo stampa. E’ stato fomentato allarmismo sconsiderato, come se realmente ci si ponesse nella condizione di essere destinati, e quindi rassegnati, alla catastrofe nucleare. Amplificare il panico, premere psicologicamente come si è proceduto a fare a Kiev e nei villaggi ucraini limitrofi alla centrale attraverso esercitazioni ostinate, evacuazioni, titoli stampa allarmanti, può avere per logica un solo scopo: quello di pre-amplificare al massimo le percezioni di un pericolo, in modo che quando il fantomatico disastro avviene, si riesce metronomamente a simulare una disgrazia più grande di ciò che in realtà è. Complici inconsapevoli sono quei cittadini, che al segnale di via, simultaneamente, applicheranno procedure imparate quasi militarmente a memoria in un contesto illogico rispetto all’esecuzione.  La suspence psicologica dell’azione che scongiura il disastro apocalittico, potrebbe essere allora abbastanza credibile da far perdere, agli osservatori esterni e alle vittime che tentano di schermarsi, il contatto generale con la realtà. Poiché le radiazioni sono invisibili, si tratterebbe di constatarne correttamente e senza manomissione dei dati, la pericolosità attraverso le misurazioni che indicano se è stata superata una soglia, tale da rappresentare un pericolo per l’essere umano.

In un mio precedente articolo del mese di agosto 2022 facevo notare come una centrale nucleare è il termometro perfetto per misurare i gradi di colpevolezza di un esercito, allorché si produce una tensione legata ad un disastro radioattivo; ma elencavo anche le fasi e le procedure di sicurezza nei siti sensibili che riguardano scorie nucleari e materiali a rischio. Una centrale nucleare è seriamente predisposta a resistere a qualunque minaccia, e la percentuale che si riesca davvero a provocare un danno ingente, è ridotta dalle misure di sicurezza stesse di cui essa si circonda.

Se si volesse simulare un episodio di radioattività, non riuscendo a superare le linee rosse di precauzione degli edifici che conservano materiale sensibile, (in questo caso, si tratta di una centrale nucleare anche protetta da militari e totalmente diversa e più sicura di quella di Chernobyl), si potrebbe ovviare con una simulazione dall’esterno – ad esempio trasportare il materiale radioattivo che serve, e disseminarlo nel luogo della centrale nucleare, che contemporaneamente verrebbe colpito con le armi più adatte. Attualmente, proprio per timore di un attacco militare, i reattori di Zaporizhzhya sono in modalità spegnimento, in una condizione meno impattante sull’ambiente esterno in caso di contraccolpo, mentre, l’ipotetica distruzione del serbatoio refrigerante non provocherebbe una reazione istantanea, per cui ci sarebbe possibilità di agire con misure alternative di limitazione del danno. Il sito esterno di stoccaggio scorie è quello più facile da colpire. La centrale di Zaporizhzha è stata costruita in epoca sovietica dai russi, e la zona critica è invece l’adiacente impianto di stoccaggio costruito dagli americani nel 2001. Ma, a differenza di una esplosione come quella che si è verificata a Chernobyl, i rifiuti contenuti in questo impianto hanno un tempo di rilascio radioattivo differente. Ecco perché a Kiev, secondo le indagini dell’ intelligence russa, stavano creando una “bomba sporca” per inscenare una provocazione radioattiva. Se ce ne fosse la volontà politica, l’occidente potrebbe ugualmente avviare un allarme di una certa entità attraverso la propaganda, amplificandolo il minimo necessario per dare adito al mondo che la Russia ha provocato o ha tentato di provocare il disastro, a prescindere dall’entità reale del danno (distogliendo l’attenzione dall’offensiva ucraina fallita). Sono apparsi sulla rete internet negli ultimi giorni, grafici che mostrano la direzione dei venti attuale. Stanno soffiando verso occidente, lasciando supporre che l’Apocalisse nucleare si estenderebbe verso Polonia, Romania, Germania. Già in precedenza, intorno al 20 maggio 2022, si era accennato ad una perdita di materiale radioattivo in seguito alla distruzione di un deposito munizioni ucraino da parte dei russi, nel territorio di Khmelnitsky, ad ovest di Kiev,  da cui si era sollevata una nube anomala generando il sospetto che il sito contenesse munizioni all’uranio impoverito; aveva fatto scalpore una dichiarazione del capo del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolai Patrushev, che sosteneva come una nube radioattiva si stesse muovendo verso l’Europa. Questa ipotesi fu considerata una bugia dall’Agenzia atomica polacca, che spiegava di avere accesso al Sistema internazionale di notifica precoce di emergenza radiazioni e di essere in contatto diretto con Kiev. Secondo i loro controlli, le soglie di radioattività erano normali e l’aumento del picco che si era registrato era considerato sostenibile, ovvero, hanno spiegato, “sono sbalzi che si verificano regolarmente con le piogge”.  L’episodio ha comunque fatto storcere il naso ai cittadini, dal momento che nei giorni successivi all’esplosione del deposito, il sito di verifica radiazioni consultabile pubblicamente sulla rete internet risultava “non funzionante/non disponibile”.

Tornando al 5 giugno 2023, prima della mezzanotte che avrebbe aperto le porte al fatidico attacco alla centrale, sono giunte altre provocazioni da parte del presidente ucraino Volodimir Zelenskyj, il quale, ha diramato una segnalazione in riferimento ad oggetti individuati, simili ad esplosivi, montati dai russi sul tetto di tre unità della centrale nucleare di Zaporizhzhya. La comunicazione del leader è stata preceduta da una sua conversazione telefonica col presidente francese Emmanuel Macron ed uno scambio di vedute sulla situazione corrente, con la rassicurazione  del presidente Zelenskyj di essersi costantemente interfacciato con l’AIEA. Sia i russi che gli ucraini, in definitiva, si sono accusati di un attacco che doveva avvenire nella nottata. Si faccia presente che i russi non avrebbero avuto motivo d’attuare un piano simile, e pur volendo incolpare in extremis gli ucraini, il fronte occidentale non avrebbe mai dato credito o soddisfazione alla Russia. Un incidente nucleare sembra più il tentativo disperato dell’Ucraina di uscire dalle sabbie mobili in cui è sprofondata negli ultimi mesi di conflitto, con Zelenskyj sempre più abbandonato nelle sue richieste, dagli alleati.

Allo stesso tempo, i senatori statunitensi Lindsey Graham e Richard Blumenthal, hanno ritenuto opportuno avvisare di aver recentemente sottoscritto una risoluzione in cui sostengono che “qualsiasi uso di un’arma nucleare tattica da parte di Russia , Bielorussia o loro delegati, oppure le distruzione di un impianto nucleare che disperda contaminanti radioattivi nel territorio della NATO, sarebbe considerato un attacco all’Alleanza stessa, richiedendo una risposta ai sensi dell’articolo V”. Piace mettere carne al fuoco, provocare per trascinare l’Europa nella Terza guerra mondiale un passo falso alla volta. Bisogna però considerare che in linea di massima, Washington sta cambiando approccio. La prova è il minor sostegno al presidente ucraino. Difficilmente il governo americano marcerebbe troppo su un incidente accorso alla centrale nucleare! In effetti, non ha “marciato” sulla precedente distruzione della diga di Kakoskvaya! Gli Usa si avvicinano con parsimonia e lentezza al congelamento del conflitto per attuare un cambio di attori, guadagnare ossigeno per rifocillare gli arsenali vuoti d’Europa. La consegna di F-16, ad esempio, per quanto promessa all’Ucraina non è ancora stata effettuata, e vi si accampano ritardi e scuse. Se la centrale nucleare subisse danni, gli USA non farebbero nulla di simile ad una escalation che coinvolgesse la NATO in un conflitto diretto. Piuttosto l’opposto, giustificandosi con l’impossibilità tra due litiganti in essere, di determinare con certezza chi è il responsabile dell’incidente. Questo, i russi lo hanno compreso e al momento, pensano a proseguire l’operazione speciale. Nessuno distruggerebbe mai qualcosa di suo che ha conquistato, e da cui controlla la distribuzione energetica dei territori. I russi non provocherebbero mai danni alla centrale nucleare che occupano con successo, in concomitanza con i territori chiave circostanti. Per inciso, la notte del 5 luglio non è accaduto nulla, la centrale nucleare è rimasta illesa, mentre feroci combattimenti sono intercorsi nel Donbass. La mattina seguente, c’è stato chi ha ritenuto ancora alto il pericolo di una provocazione nucleare soltanto rimandata a tempi migliori, e chi invece ha spifferato di un intervento di persuasione dei paesi europei nei confronti di Zelenskyj per dissuaderlo dall’attacco, qualora potesse essere lui l’esecutore.  Ad esempio, il presidente francese Emmanuel Macron aveva comunicato al presidente ucraino il suo vivo appoggio alla richiesta di adesione dell’Ucraina alla NATO (Zelensky sta elemosinando i consensi dei paesi membri dell’alleanza atlantica europei, nel tentativo di ottenere reali garanzie da Washington). Vilnius è vicina, e l’esercito di Kiev non ha conseguito vittorie decisive, neanche riesce ad arrivare alla prima linea di difesa delle forze armate della Federazione russa, per sfondarla). In compenso, l’AIEA, per placare gli animi, ha richiesto una seconda ispezione ravvicinata alla centrale, alla Federazione russa.

Ad ogni modo, e questo vale per il futuro, nel caso in cui dovesse mai realmente realizzarsi l’ipotesi di un allarme di radioattività, la prima regola è di non farsi prendere dal panico, soprattutto se i mass media lavorano per rendere i cittadini fragili, insicuri, spaventati eccessivamente. La paura indotta o l’eccesso di rigidità nell’applicazione di operazioni di messa in sicurezza, che si confà a privazioni della libertà, multe e così via, non hanno mai a che fare con una reale precauzione per il benessere del cittadino. Sono forme di controllo utili a privare le democrazie e le persone, delle proprie libertà. La precauzione o la messa in sicurezza, difficilmente coincidono  con imposizioni, repressioni, isolamenti, regole in costante contraddizione l’una con l’altra. Le esercitazioni sono simulazioni che ti insegnano ad affrontare in modo autonomo un’emergenza, valutando al medesimo tempo le opzioni e il coordinamento eventuale col tuo prossimo, qualora ce ne sia la necessità (cercando di aiutarsi e di non intralciarsi nei momenti di panico, ad esempio dando la precedenza ai disabili, ai fragili, nel mentre ci si mette in salvo). Nessuna esercitazione pubblica sulle emergenze ambientali ha a che vedere con la punizione di chi non esegue alla perfezione un comando. Nelle emergenze non esistono comandi autorevoli obbligati, quanto più consigli, fiducia, e collaborazione tra cittadino ed istituzione per superare il problema di grave entità. Laddove si attua la speculazione finanziaria e intimidazione o vessazione di un individuo, questo non ha a che fare con la preservazione delle altrui vite umane, né con le emergenze. Un’emergenza esiste solo finchè non si sono i mezzi per fronteggiarla e in un tempo immediato. Non può essere eterna. Se lo è, lo stato non è efficiente nè adatto a provvedere alla sicurezza nazionale, e andrebbe licenziato. Alla comparsa dei mezzi l’emergenza svanisce, mentre può rimanere in vigore uno status di vigilanza precauzionale sul problema in corsonon certamente sull’individuo che mantiene la sua autonomia e libero arbitrio sulla gestione della sua vita.  Dunque non abbiate paura, siate logici, seguite le istruzioni delle istituzioni, mettetevi al sicuro, aiutatevi reciprocamente, ma non fatevi fregare dalle speculazioni politiche o prendere in giro. Un azione anche proposta dall’istituzione deve essere logica, perché se è illogica, rischia di diventare più pericolosa della causa che ha scatenato l’emergenza stessa.

07 LUGLIO 2023 – PAOLA MORA – QUI RADIO LONDRA TV

 

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