LO SCACCHIERE AFRICANO: IL BURUNDI, LA PRIVATIZZAZIONE DELLE INDUSTRIE DEL CAFFE’ , LA RUSSIA COME PARTNER COMMERCIALE

BURUNDI: LO STRANO ATTEGGIAMENTO DI UE ED USA DOPO L’AVVICINAMENTO A RUSSIA E CINA

BURUNDI: LO STRANO ATTEGGIAMENTO DI UE ED USA DOPO L’AVVICINAMENTO A RUSSIA E CINA

Se amate il caffè non può non piacervi il Burundi, uno Stato senza sbocchi sul mare nell’Africa orientale, poverissimo per via delle politiche corrotte ma ricco per il caffè, una delle risorse commerciali primarie del Paese, uno dei migliori al mondo per sapore e qualità. Il Burundi è uno dei dieci paesi che compongono lo scacchiere della ”NILE BASIN INITIATIVE, un raggruppamento di paesi che si approssimano al fiume Nilo. Premier attuale è EVARISTE NDAYISHINIYE, nominato nel 2020 per volere di una ristretta cerchia di generali contrari al precedente dittatore Nkurunziza, morto presumibilmente per un infarto il 9 giugno del 2020, e sul cui decesso sono stati sollevati forti punti interrogativi rispetto alla epidemia in corso di covid 19 (che all’epoca contava pochi casi in Burundi). In particolare, l’opinione pubblica estera attribuiva la morte al covid, e secondo i pettegolezzi di stampa, la si sarebbe nascosta per non confermare la veridicità letale di questo virus in un paese ove cui, Nkurunziza, diceva che l’epidemia sarebbe stata neutralizzata da Dio”. Il leader del Burundi aveva comunque deciso di cedere il passo a terzi alle elezioni imminenti dopo diversi anni di presidenza, ma avrebbe potuto comunque controllare l’andamento politico attraverso una istituzione interna con potere di veto sulle decisioni del Presidente in ingresso; la sua morte improvvisa ha implicato la inadempienza di questo tentativo di monitoraggio.

Evariste Ndayishiniye, attualmente in carica, è molto criticato perché culturalmente inadatto a ricoprire ruoli politici, analfabeta e manovrato da terzi che prenderebbero decisioni per lui. A differenza del predecessore che aveva tagliato in parte i rapporti con l’organizzazione della sanità, si sarebbe subito messo in regola con le disposizioni della OMS intensificando una campagna di test nazionali e strumenti di prevenzione per la epidemia, lasciando però in sospeso temporaneamente la questione vaccini, in attesa della certificazione finale della OMS. “Il covid è il peggior nemico del Burundi” , avrebbe sentenziato in una intervista, benchè il Burundi non fosse tra i Paesi con un numero preoccupante di casi.

Facciamo presente che, politicamente, nessuno dei due leader sovra citati, ha brillato per generosità ed attitudine nei confronti di un popolo martoriato per dinamiche etniche e repressioni di ogni genere che hanno trasformato il Burundi, in un Paese tumultuoso ed invivibile.  Non viaggeremo però nei particolari egemonici precedenti sulla popolazione,  e ci soffermeremo perlopiù sui cambiamenti interni al Burundi rispetto alle relazioni internazionali.

E’ apparentemente per il problema di democrazia assente, e violazioni sistematiche dei diritti umani, che la UE e gli USA avrebbero disposto per lungo tempo sanzioni e blocchi al Paese, partite diversi anni prima dello scoppio della epidemia di Sarscov. Le sanzioni, si sono rivelate  un boomerang per un Paese interno economicamente già in difficoltà, senza sbocchi marittimi e compromesso, tanto più che, non sono mai servite a risolvere negli anni le problematiche in seno al governo del precedente leader  Nkurunziza. Da parte sua, quest’ultimo reclamava ingerenze all’interno del Paese che rendevano impraticabile una risoluzione più democratica. Non si può dire che fosse un santo, a causa dei tumulti durante il suo governo, ma ripetiamo che anche precedentemente regnava l’instabilità. L’ignorante successore Evariste, non ha fatto meglio: è guidato da una gang di consiglieri opportunista, una mafia che uccide, ruba, violenta, si arricchisce alle spalle del cittadino e ricicla denaro proveniente dalla criminalità organizzata europea. La situazione in Burundi, sarebbe peggiorata nel giro di pochi mesi dall’ingresso del nuovo presidente, i crimini duplicati. In questo scenario complesso ove giocano un ruolo altrettanto importante le pressioni occidentali ed orientali, tra l’8 ed l’11 febbraio 2022, Unione Europea e Stati Uniti avrebbero revocato improvvisamente le sanzioni emesse nel 2016  nei confronti del Burundi e lo avrebbero finanziato con 400 milioni di dollari per sostenere la presidenza in virtù del miglioramento democratico del Paese. Joe Biden aveva annunciato già a novembre del 2021 la revoca per lo stato di emergenza, e la fine di alcune sanzioni dovute ad alcuni disordini all’interno del Paese, ricevendo il plauso del Presidente del Burundi.

Questione falsa, quella dei miglioramenti e dell’impegno del Burundi, perché la criminalità come le repressioni, anche governative ed etniche, non sono mai cessate né diminuite nel Paese ( lo fa notare l’associazione ‘Burundi Human Rights Initiative‘ e vari reporter sul campo che documentano oltre 1200 persone uccise , 104 sparizioni, 1225 arresti durante l’incarico del presidente neoeletto);

il motivo di questa apertura è dovuto, sembra, al tentativo di ricucire qualche bottone dopo l’avvicinamento di Russia e Cina al piccolo ma strategico Paese africano. Ed infatti, il leader Ndayishimiye aveva ricevuto una telefonata da Xi Jinping all’inizio del mandato: Pechino difatti aveva sostenuto lo sviluppo della città di Bujumbura dopo che i paesi occidentali avevano ritirato gli aiuti, adducendo violazioni dei diritti umani. Inoltre, la UE, aveva bloccato le importazioni di caffè, perché il governo precedente si rifiutava di piegarsi al diktat del Fondo Monetario volto a privatizzare la struttura economica della torrefazione. È stato il governo russo, in quel frangente, ad acquistare in blocco la produzione di caffè burundese salvando il paese dalla bancarotta. Probabilmente, l’avvicinamento alla frangia orientale Russia-Cina, è stato il motivo per il quale la UE ed USA hanno concesso un po’ di respiro al Burundi eliminando le sanzioni e convincendo anche il nuovo presidente ad una condotta più ordinata in ambito sanitario per le direttive epidemiche.

Di contro, le sanzioni alla Russia, vorrebbero limitare proprio i rapporti commerciali che quest’ultima avrebbe stretto col Burundi e che riguardano grano, fertilizzanti, caffè, petrolio. Il 95 per cento dell’olio di semi di girasole riesportato in Burundi e Ruanda, proviene dall’Egitto che ne importa direttamente il 100 per cento da Russia ed Ucraina.

Alla fine del 2016 la banca centrale del Burundi aveva firmato un accordo con Gazprombank per facilitare gli investimenti esteri nella nazione africana, spinta dalla necessità di tamponare la crisi derivata dalle sanzioni europee e dagli squilibri governativi interni.

Quel che mi salta all’occhio è che paesi come il Burundi hanno talmente tanta necessità di risorse per via della condizione attuale, che non esiste motivo di lottare fra Russia, Cina, Unione Europea, USA  e la cosa più sconvolgente, è che l’occidente da un lato promette risorse che non può garantire a prezzi accessibili per quei paesi, dall’altro, insiste con una tipologia di sanzioni che non minano l’equilibrio della Russia, ma inducono al pericolo di morte per fame milioni di cittadini precari in zone dimenticate, di cui non si parla mai nei telegiornali per questioni di comodo, e per mascherare i propri eccidi economici e di colonizzazione

Il fatto che, sanzionare la Russia per avvantaggiare la fascia limitrofa Ucraina sia più importante della distruzione totale del sostentamento dei popoli africani, è indicativo per comprendere il livello di mostruosità criminale della Unione europea e USA in questo contesto storico. Di certo, evitare di parlare di questo danno nei telegiornali o durante i dibattiti,  se non sotto forma di mezze frasi per anticipare che le associazioni di beneficenza dovranno fare un gran lavoro per il mondo ( un giro di soldi che finirà nelle tasche dei già ricchi e non certo in quelle delle popolazioni meno abbienti che come sempre verranno lasciate morire nella dimenticanza), allontana il problema e la sua grandezza catastrofica dagli occhi dei cittadini europei e dei sostenitori di sanzioni ed invio di armi. Così, la fine di quei popoli dismessi si consuma nella cecità generale di una generazione politica, che preferisce sanzionare senza criterio, scatenare una serie di problemi a cascata su Paesi già precari, condannare praticamente a morte tutti, per compiacere l’Ucraina, ove, il problema potrebbe essere affrontato in modo più maturo senza ricorrere ad estremisti suicidi ed omicidi. 

19 MAGGIO 2022 – PMS – Redazione Qui Radio Londra       

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