LE STRANE FONTI DI ENRICO MENTANA

NEl TUNNEL GLOBALISTA DELLA ‘META-INFORMAZIONE’

LE STRANE FONTI DI ENRICO MENTANA

È del 29 Luglio 2021 un articolo pubblicato sull’’Agenda del giornalista“Informa”’, in cui si riportano le perdite di capitale del giornale on line ‘Open’ nato alla fine del 2018 da un’idea del giornalista Enrico Mentana. La società, pare abbia dovuto versare ‘circa 677.500 euro a fondo perduto’ rendendo necessarie nuove iniezioni di capitale. La rimonta economica è avvenuta ultimamente, tra il 2021 e il 2022.

Dal 12 ottobre 2021 Mentana diventa partner italiano di Facebook nella lotta alla disinformazione attraverso i fact checker (verificatori di fatti) i quali stabiliscono cosa sia vero e cosa non attendibile di una fonte. Peccato, che Facebook e Mentana commettano errori madornali nella verifica di affermazioni e notizie, non siano essi stessi affatto attendibili, anzi, diffusori talvolta di fake-news.

Il giornale ‘Panorama’ recensisce un articolo il 9 aprile 2022 con accuse pesantissime ad Open: ‘Quattro fake news sull’Ucraina in soli tre giorni’, ma già i mesi precedenti c’erano state avvisaglie sulle ambiguità di alcuni servizi giornalistici di ‘Open’. La prima fake di cui ci avvisa ‘Panorama’ è stata pubblicata dalla redazione di Mentana il 5 Aprile del 2022; riguarderebbe una giovane donna torturata a Gostomel dai soldati russi (secondo la fonte), sul cui ventre è incisa una svastica mentre il cadavere è seganto da più ustioni.

In realtà la fotografia è stata scattata dai reporter Maurizio Vezzosi e Patrick Lancaster in una scuola di Mariupol, nello specifico un seminterrato utilizzato come deposito artiglieria e base, dai militanti del battaglione Azov ucraino, ed era stata postata sui profili Twitter di una deputata di Kiev e di un consigliere del Capo dell’ufficio del Presidente dell’Ucraina, il quale, aveva erroneamente dichiarato che si trattava di un ritrovamento avvenuto a Gostomel. Quando esce fuori la verità sulla storia della giovane donna attraverso l’informazione indipendente, il 6 Aprile, ‘Open’ si affretta non a rettificare, ma a cancellare il post. Anche il Capo ufficio ucraino fa sparire la notizia sul suo Twitter.

La seconda fake di ‘Open’ ha come fonte una giornalista ucraina, Alina Dubovska, che ammetterà in un secondo momento di non essere né una testimone del fatto narrato, né  di aver accertato il fatto. Si tratta dell’uccisione di un’intera famiglia, a detta di lei avvenuta per mano dei russi; i cadaveri sarebbero stati recuperati per sottoporli ad autopsia e cercare segni di violenze sessuali anche sui corpi dei bambini. Alina Dubovska, trapelato l’inghippo di una news fatiscente, cancellerà l’informazione sui social network scusandosi con una dichiarazione: la notizia le sarebbe pervenuta da un cugino che non è pronto a parlarne e non vi è certezza. La terza fake news attribuita ad Open riguarda il ‘battaglione siberiano che avrebbe compiuto la strage di Bucha’. Il giornale pubblica addirittura una fotografia in cui sono ritratti i ragazzi dell’unità militare 51460 reputati colpevoli dei massacri. Ne nasce una caccia all’uomo, vengono immessi in rete nomi e indirizzi di alcuni di questi soldati. Il problema è che la foto risale al 2019 e quei ragazzi tacciati di strage non sono mai andati in Ucraina a combattere: si erano congedati nel dicembre scorsoNessuna smentita dalla redazione di Mentana. L’ultima fake della sequenza, la quarta, riguarda i forni crematori che i russi avrebbero portato a Mariupol per cremare i cadaveri. Il fotogramma riportato da ‘Open’ che mostra un forno crematorio è in realtà il promo di una azienda per inceneritori di rifiuti biologici animali e vegetali, la ‘TURMALIN’. La fonte della notizia, invece, è la vicepremier ucraina Irina Vereshchuck che ne parla durante un intervento a ‘Sky tg 24’. La medesima versione è stata riportata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio nella trasmissione ‘Porta a Porta’. Per quanto riguarda Enrico Mentana possiamo solo dire di essere rimasti delusi dalle gaffe del giornalista che, per qualche ragione, tradisce la professionalità che lo aveva contraddistinto in passato. Sull’intrusione di Facebook ( oggi ‘Meta’) nel mondo della notizia sovvengono dubbi. Ci si chiede quale sia l’attendibilità di una piattaforma statunitense non imparziale, e soprattutto se questo progetto di ‘informazione globalista che viaggia nell’anonimato dei suoi collaboratori’ non sia in realtà oltre che fallimentare anche responsabile della disinformazione e del terrorismo mediatico degli ultimi anni, caos che confonde ma non arricchisce gli utenti. 

15 Aprile 2022 – PAOLA MORA – Redazione di Qui Radio Londra

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